La sala d’attesa è un luogo di sosta e di passaggio. Sia essa di una stazione, di un dentista, di un notaio, del proprio medico. Trovi persone che già conosci o perfetti sconosciuti. Dipende dalle occasioni. E sempre a seconda delle occasioni cambia un po’ lo stato d’animo. Se sei lì per partire con un treno sei speranzoso e trepidante. Se aspetti di essere ricevuto da un avvocato non vedi l’ora di aprirti e vuotare il sacco dicendo quel che hai in animo. Se vai per un dentista…beh, ognuno la vive a modo suo. Chi con disinvoltura, chi con tensione crescente. E poi si apre la porta, appare la collaboratrice e dice: “tocca a lei”. E tu: “ci siamo”. Poi, nelle sale d’attesa c’è sempre il tale che riceve una telefonata e se la conta a voce alta con chi sta dall’altro capo dell’apparecchio, quasi interessasse qualcosa ai presenti. Ma imperterrito lui parla. E le riviste che trovi li da sfogliare nell’attesa? Nella migliore delle ipotesi sono datate. Nella peggiore delle ipotesi non sai neanche tu perché le sfogli. Forse per distrarti, non per leggere. Le sale d’attesa sono luoghi social, rischi perfino di fare nuove conoscenze, scambiare informazioni, pareri e punti di vista. Per esempio, sempre dal medico, ognuno racconta del proprio malessere e nasce una forma di confronto. Per ingannare l’attesa.