Torre castello Tortona
Inverno 1971/72, la torre del castello di Tortona dopo una abbondante nevicata

NEVE MARZOLINA
(DALLA SERA ALLA MATTINA?)
Tanto tuonò che nevicò, diciamo parafrasando un vecchio detto. Ricordiamoci, tuttavia che “l’inveran u l’ha mai mangià u lù (il lupo)”, o presto o tardi, quindi, qualcosa doveva succedere. Se ne sono andati, a mani vuote, i tre santi ‘mercant dra nev’ (San Mauro, San Marcello e Sant’Antonio, rispettivamente il 15, il 16 e il 17 gennaio); San Mauro, “San Mavr, na frêd du divul’ Poi toccava a san Biagio (‘a San Bias ra fioca a tuca u nas). Quindi sta arrivando San Marziano – che sarebbe fra qualche giorno – che ci ricorda ‘ A San Marsian – ra viola in man”. Ormai le stagioni non seguono più il loro corso tradizionale e così stamani ci siamo trovati quella che talvolta veniva chiamata ‘la bianca visitatrice notturna’- Ma se un altro proverbio popolare ci ricorda che ‘ra fioca marsulena a dura da ra sira a ra matena” , ora (le prime ore del mattino) sta nevicando seriamente.
La neve che cade ha un fascino innegabile, si potrebbe dire che segua un suo rituale. Si comincia con ‘ar vuler’ (gli svolazzi), per finire con ‘i strass’ (a Garbagna ‘e falope’). Singolare anche il sistema di misurazione del manto nevoso. Prima ‘na plaia’ (un sottile velo, come dicono in Val Grue), poi ‘na scarpa’, na smêss’ (un palmo), poi ‘na gamba’ ‘o ‘na sneûgg’, per finire con ‘un kü’. Primo gesto, quasi istintivo, era quello di mangiarne una manciata, anche se i vecchi ammonivano che mangiare la neve faceva venire il gozzo.
Ho sott’occhio un singolare diario, scritto dal padre di mio suocero, Mutti Doroteo, detto Dorato, ma popolarmente chiamato Norati di San Ruffino, il quale ricordava alcune nevicate tardive. “1915 del 7 il 14 febraio e fiocato tanto e cera 74 centimentri di fioca”, ed infine “21 marzo 1919 ‘e fiocato tuto il giorno’.
“In sa muntagna u fioca – e un tira un vent maren / a j’om sensa barba . ugh sera e barbaren” = In sa muntagna u fioca – e chi u gh’è i giason . damm sutt brasett Rusina – si no t’fè un burlaton”, si cantava nelle osterie e nelle stalle la canzone ‘Bala Marten’ recuperata dal non dimenticato maestro. Mario Marini di Viguzzolo. Una raccomandazione a chi ha l’orto: dia un’occhiata ogni tanto al Giarolo e si ricordi: “Pianta nò i faseû’ – con ra fioca int’u Giareû!”
Armando Bergaglio