Prendo in prestito un bel testo scritto da Armando Bergaglio per raccontare della torre del castello di Tortona. E’ davvero interessante.

UN SIMBOLICO PUNTO DI RIFERIMENTO DELLA STORIA DELLA CITTÀ

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Alcuni anni fa, grazie a complessi restauri, la torre aveva recuperato un nuovo look. Fu determinante la visita dell’allora Ministro ai beni ed alle attività culturali che, persuaso che sia la torre sia l’intero parco del Castello erano meritevoli di un intervento di riqualificazione. Arrivarono i fondi e con essi iniziarono i lavori
Tuttavia la Torre non recupererà più l’aspetto originario, quando Napoleone in quella infausta primavera del 1801, tra picconate e spari di mine, volle che l’intera fortezza fosse rasa al suolo e ridotta ad un cumulo di macerie. Fu risparmiata solo quella che per i tortonesi è la ‘torre’ per antonomasia, anche se, in realtà, non si trattava di un’opera militare, bensì della torre campanaria o l’atrio di accesso alla cappella dedicata al Beato Amedeo di Savoia, in omaggio al sovrano Vittorio Amedeo III che nel 1772 aveva decretato l’ampliamento e l’adeguamento della fortezza di Tortona alla nuova artiglieria. Era, il castello, un’opera notevole che non mancò di sorprendere lo stesso Napoleone e quando egli giunse a Tortona, il 3 maggio 1796, scrisse al Direttorio a Parigi: “A Tortona abbiamo trovato una bellissima fortezza…”.

QUEL NAPOLEONE….
Poi accadde quello che sappiamo. E da allora l’intero castello cominciò a diventare un ingombro. Il Comune dapprima lo prese in affitto dal Demanio, e lassù i Tortonesi portavano al pascolo pecore e capre, o estraevano mattoni dalle macerie, finchè nel 1850 la città acquistò dal Demanio il forte demolito per poco più di 100 mila lire “al fine di far mutare col concorso dell’agricoltura quell’orrido aspetto che un demolito forte presenta, e convertire le tracce di fatale rimembranza dello straniero in un altopiano verdeggiante e ricco di bella vegetazione”. Invece la torre “che signoreggia l’altopiano del forte, si propone che sia riservata in proprietà del Municipio e ritenuta qual monumento di antica rimembranza del Forte San Vittorio”.
Salvata dalla rovina, la torre ospitava ancora le apparecchiature del telegrafo ottico Chappe e, come prevedeva una clausola del contratto d’acquisto, doveva continuare a restarvi finchè ‘si stimerà necessario dal Governo”. Solo con l’introduzione del telegrafo elettrico, avvenuta in concomitanza con l’apertura della ferrovia (novembre 1857) la clausola decadde.
Da allora iniziò un periodo di totale abbandono del castello, torre compresa, che, ancora presentava inequivocabili “tracce di fatale rimembranza dello straniero…”. Fu salvata nel 1879 grazie all’intervento dell’Istituto Geografico Militare quando fu chiesto al Comune di Tortona la conservazione e la tutela del monumento per stabilirvi sulla sommità il segno geodetico o punto trigonometrico primario e in futuro magari un osservatorio meteorologico.

GLI ASSALTI DELLA GIOVENTÙ BRUCIATA TORTONESE
Castello e torre, tuttavia, con il loro contorno di rovine, non avevano alcun richiamo sulla città. E così la torre e lo spazio attorno ad essa poco a poco, diventarono un luogo di convegno per la gioventù sfaccendata di allora. La battaglie del Risorgimento forse risvegliarono lo ‘spirto guerrier’ che ruggiva nell’animo dei giovani tortonesi: correre tra i ruderi, arrampicarsi su resti di muraglioni e ingaggiare finte battaglie. Tanto che il 12 settembre 1860 veniva deliberata la chiusura degli accessi all’interno della torre. Ma il problema non fu risolto.
Solo nella primavera del 1900 fece sentire la sua voce un giovane tenente dei Bersaglieri, Aristide Arzano, che avrebbe promosso, per tutta una vita, iniziative intese a valorizzare la propria città. Egli avanzò un progetto per trasformare le torre in un grandioso monumento che ricordasse l’assedio sostenuto dai tortonesi contro l’imperatore Barbarossa. I suoi appelli ottennero un primo risultato immediato: nell’inverno del 1903 circa 300 contadini furono occupati nei lavori di sistemazione della spianata antistante la torre ed il versante verso la città, e fu avviata un’intensa opera di rimboschimento. Nel giugno del 1904 ancora Arzano, per sensibilizzare i cittadini, organizzava una visita guidata alle rovine del castello che ottenne un’adesione ed un successo insperati.

GLI ENTUSIASMI DI ARZANO
Gettato il seme, si passò alla fase operativa: fu rivolto, da parte della neonata Società Storica Iulia Dertona, un appello alla città a collaborare. Cittadini, commercianti ed impresari assicurarono il proprio aiuto concreto e giunsero così le prime offerte. Si trattava pur sempre di un’impresa assai impegnativa, e per questo Arzano andò a bussare anche a vari ministeri. Il primo a rispondere fu il concittadino Ammiraglio Carlo Mirabello, allora Ministro della Marina, che, pur consapevole dello stato di abbandono della torre, precisava che il Dicastero da lui presieduto non poteva concedere alcun aiuto poiché la torre, oggetto dell’intervento di restauro, non aveva nessun rapporto con la marina. Tuttavia, trattandosi della sua città natale, si sarebbe adoperato per coinvolgere nell’iniziativa il Ministero della Guerra e altri ministeri. E, infatti, grazie ai suoi buoni uffici, la Società Storica ottenne subito la promessa di un contributo di ben 1.800 lire, a condizione che il progettato restauro della vecchia torre non alterasse in alcun modo le linee architettoniche originarie. Anche il Ministero della Pubblica Istruzione, raccolte le debite informazioni, rispose che la torre, se aveva un valore storico per la città, non presentava particolari pregi artistici, pertanto al momento non era possibile erogare alcun contributo per i restauri.
Caduta la proposta di installare sulla sommità della torre un osservatorio meteorologico, subito bocciata dall’Ufficio Centrale di Meteorologia, l’Arzano avanzò una nuova proposta, assai suggestiva: collocare sulla sommità della torre un cannone attraverso il quale dare ogni giorno ai cittadini il segnale del mezzogiorno. Per questo la Pro Iulia contattò il Ministro della Guerra che poco dopo disponeva l’invio di un obice 149, con relativo affusto da postare sulla torre del Castello. Nel gennaio del 1907 il cannone si trovava depositato nel cortile della caserma Passalacqua a disposizione della società storica. Ma di esso poi si persero le tracce.

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APRIRE LA TORRE AL PUBBLICO
Il promesso contributo del Ministero tardava ad arrivare ed allora, grazie alla generosa risposta di alcuni tortonesi fu possibile rifare serramenti e pavimenti, fu costruita la scala di 110 gradini di luserna, furono posate ringhiere, inferriate e parafulmine, mentre il Conte Leardi donava un telescopio della portata di 100 km da collocare sulla sommità della Torre.
Così nel luglio del 1909 la torre del Castello venne aperta al pubblico alla domenica dalle 17.30 alle 19. Salita sul terrazzo 10 centesimi. Con l’uso del cannocchiale 20 centesimi. In ottobre fu invitato il Ministro Mirabello che espresse apprezzamenti per il lavoro compito. Si intrattenne a lungo sulla terrazza ammirando l’incantevole panorama e ricordando i tempi in cui, ragazzo, egli era solito salire lassù, dando la scalata ai ruderi delle mura in rovina.
Nuove opere di abbellimento sul pianoro attorno alla torre furono compiute tra gli Anni Venti e Trenta a cura del Municipio. Il gonfalone della città già sventolava sulla sommità della torre, ma forse non bastava. Ancora una volta Arzano non era soddisfatto. Bisognava portare comodamente i Tortonesi sul castello, fino ai piedi della torre, anzi, sulla torre stessa. Fu redatto un progetto dalla ditta Stigler di Milano di un elevatore scavato nella roccia. Costo £. 270.000, chiavi in mano. Questa cifra raggelò ogni entusiasmo.

GLI ANNI DELLA GUERRA
La torre ci richiama alla memoria anche don Orione, che era solito accompagnare torme di ragazzi in passeggiata sul castello e che durante le prime processioni in occasione della festa della Madonna della Guardia saliva sulla torre per salutare – spesso in dialetto – i pellegrini. Lui stesso ricordava: “Dall’alto della Torre ho benedetto Tortona e i Tortonesi, ho consacrato la città alla Madonna…” “Allora avevo una tromba di voce… Adesso me la sono rovinata”.
Poi vennero gli anni drammatici della seconda guerra mondiale. Dai piedi della torre si potevano osservare i bombardamenti che dilaniavano le nostre città Tortona compresa. Finchè arrivò quel fatidico 25 aprile, con i tedeschi in ritirata che al momento di abbandonare la posizione fecero esplodere una mina proprio ai piedi della torre (che era già stata rabbiosamente colpita dopo l’8 settembre) e durante la loro ritirata, con i cannoni piazzati al di là dello Scrivia, videro nella torre l’ultimo obiettivo da colpire, quasi a cancellare la nostra identità storica.
La torre miracolosamente resistette anzi, nella torre si vide un segno della rinascita. Il 20 agosto 1945 il comando militare alleato finanziava essenziali lavori di restauro, eseguiti l’anno dopo dal Comune. Ma i Tortonesi volevano appropriarsi della torre e ne reclamarono la riapertura con possibilità di ritornare a salire sul terrazzo sommitale. Finalmente il 19 agosto 1953 la Giunta Municipale deliberava l’esecuzione dei lavori, previsti per un importo di oltre 74.000 lire. E la torre, dal 1° luglio 1960, fu nuovamente aperta al pubblico. Ma solo per pochi anni.
Fu ancora una volta chiusa e, purtroppo, rimase a lungo in balia dei teppisti, discendenti – chissà – da quella genìa di ragazzi che nella seconda metà dell’800 avevano considerato la torre e i suoi dintorni, lo scenario dei loro scontri.
Si dovette attendere fino all’estate scorsa quando arrivò dal Ministero dei Beni Artistici e Culturali, attraverso la Soprintendenza del Piemonte, il finanziamento (circa 250 mila euro) per eseguire i lavori, con l’assistenza dell’ufficio tecnico del Comune.
Ultimati i lavori nel 2014, la torre fu aperta al pubblico, grazie ad un gruppo di volontari. Così è ritornata ancora ad essere un sicuro punto di riferimento ed un richiamo al glorioso e avventuroso passato della città.

Armando Bergaglio