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Se passate dal vecchio ponte del Neirone (dal nome del torrente che si vede sotto il ponte), all’ingresso di Gavi, unico accesso entro le mura della città da ponente, passando da una delle tre porte cittadine, chiamata “Porta delle Chiappe”, si vede l’Antico Molino Neirone, un vecchio mulino dei primi del 1800 con ruota idraulica da 10 metri , funzionante per la macinazione di granoturco e grano con macine di pietra.

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Qui l’acqua viene incanalata a monte, per caduta fa girare la grande ruota, che a sua volta aziona la macina e tutti i meccanismi per una perfetta macinazione del frumento; mantenuta in perfette condizioni dai proprietari e tuttora funzionante e attiva.

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Qui pare che il tempo si sia è fermato. Angelo, detto «Ino», Repetto e sua moglie Livia per far funzionare il mulino del Neirone compiono gesti identici a quelli dell’epoca in cui l’edificio è stato costruito, tra il 1840 e il 1845.

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Il mulino, realizzato alla confluenza con il Lemme, è l’unico rimasto a Gavi e funziona ancora oggi esclusivamente con l’acqua del rio Neirone, portata da un canale lungo 80 metri, in buona parte scavato a mano nella roccia sotto le strade provinciali per Francavilla Bisio e San Cristoforo.

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I coniugi Ino e Livia mettono in funzione il mulino solo a scopo didattico, per far conoscere agli alunni delle scuole e ai turisti come si macinavano una volta grano e granoturco.

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L’acqua arriva aprendo una chiusa situata in un piccolo sgabuzzino scavato nella pietra e poco dopo arriva sulla grande ruota da 10 metri di diametro, nelle 80 «tazze» che, riempendosi e svuotandosi, la fanno girare.

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Gli ingranaggi

Si mettono così in moto ingranaggi che mostrano tutta la loro età ma perfettamente funzionanti ancora oggi, così come le due grandi macine a mola.

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L’ultima alluvione ha danneggiato il canale nella parte scoperta ma tutto è stato sistemato grazie alla grande volontà di Ino e Livia di non chiudere questo piccolo gioiello industriale.

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Livia racconta le ruote
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Livia mentre spiega la macina

La manutenzione dei macchinari e affidata a un altro uomo-simbolo di questa attività in Val Lemme, Vittorio Borra, fino a non molti anni fa titolare del mulino di San Cristoforo. Borra ha realizzato un setaccio meccanico per rendere più fine la polenta. L’ha costruito con materiali di recupero.

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Poi si occupa di «livellare» le due mole, costituite da due pietre circolari da 1,3 metri di diametro. Borra deve controllare che le scanalature delle pietre siano perfette per ottenere una macinazione ottimale.

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Il mulino è meta di turisti durante le manifestazioni che si svolgono a Gavi ed è inserito nei progetti didattici del Parco dell’Appennino piemontese dedicati alle scuole locali.

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Angelo “Ino” durante una visita