Una visita consigliata alla Certosa di Pavia

Certe volte, a spingersi qualche km più in là si finisce in provincia di Pavia, magari appena oltre la città capoluogo. E si arriva a visitare la Certosa di Pavia.

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Lo dico fin da subito, è un bellissimo monastero costruito sul finire del 1300, distante solo pochi chilometri da Pavia stessa e facilmente raggiungibile in macchina, ma anche con i mezzi pubblici.
Arrivando in auto, bisogna percorrere la SS 35, fino a raggiungere il centro abitato di Certosa di Pavia, quisi trova facilmente il viale alberato che conduce al bel complesso monastico.

cofLa macchina si può lasciare in un piccolo parcheggio a pagamento all’ombra degli alberi. Molto comodi sono anche i mezzi pubblici ma se si decide di arrivare in treno, si può scendere direttamente alla stazione di Certosa, piccolina e servita solo da treni locali, quindi non risulterà affatto difficile orientarsi!
Dalla stazione, con una breve passeggiata di circa 10 minuti, si giunge al monastero! Pare che anche con l’autobus non ci sia alcun problema, ne partono diversi in vari orari, sia da Pavia che da Milano e tutti fermano lungo la strada statale, a breve distanza dalla Certosa.

Un pò di storia.

I lavori per la costruzione della Certosa di Pavia si avviarono nel 1396, per volere del Duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti, che scelse questo luogo al limite del parco visconteo.
Nell’idea del Visconti la chiesa doveva divenire il mausoleo dei Duchi di Milano, per cui si voleva costruire un’opera imponente e maestosa, da affidare alle cure dell’ordine dei Certosini.

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La clausola che vincolava i Certosini era quella di elargire fondi per completare il complesso monastico, che così di anno in anno si è arricchito di opere di inestimabile bellezza.

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Questo fece si che le opere d’arte si andassero aggiungendo col passare dei secoli ed anche se la Certosa è sorta nel 1400 al suo interno si trovano opere di vari secoli, dal XV fino al XVIII. Nel 1782 i monaci Certosini furono cacciati ed in pochi anni si insediarono prima i cistercensi, poi i carmelitani. Nel 1866 venne sequestrato dallo stato, che depauperò il monastero per risanare i conti pubblici.
Dal 1932 al 1947 riuscirono a ritornare i Certosini, ma già dopo pochi anni dovettero andarsene nuovamente per mancanza di vocazioni, tanto da non riuscire più a gestire un complesso tanto grande. Nel 1968 giunsero qui i cistercensi che ancora oggi abitano in questo luogo mistico e allo stesso tempo affascinante per le tante opere d’arte contenute al suo interno.

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Oggi i cistercensi riescono a gestire tale convento, sovvenzionandosi in parte effettuando le visite guidate di tutto il monastero e la chiesa (la visita col gruppo di cui io facevo parte era guidata da Padre Gabriele, originario dell’Eritrea. Al termine gli chiedo quanti sono e lui mi dice “7 monaci e 7 operai”), ed in parte vendendo una vasta gamma di articoli prodotti direttamente da loro, dal miele, alla cioccolata, dai liquori a preparati per tisane.

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Nel negozietto dei monaci si possono trovare anche oggettini da riportare a casa come ricordo di un luogo speciale e pubblicazioni inerenti il monastero stesso.

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La visita alla Certosa comincia immettendosi in una piazzetta con un bel vialetto e delle aiuole molto curate; in breve si giunge alla Chiesa che appare con la facciata in stile gotico, con magnifici pinnacoli.

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La visita alla chiesa lascia estasiati, dando l’idea di scorgere una porzione di paradiso, tra l’azzurro e l’oro, tanto amati dai certosini. Solo una parte della chiesa si può visitare da soli in quanto ad un certo punto c’è un cancello dove bisogna attendere un monaco che accompagnerà per tutto il percorso, narrando le vicende del monastero e la vita che qui si conduceva.
Interessante è la visita al refettorio, che fu la prima ala utilizzata quando il monastero non era ancora completo, fungendo così anche da chiesa.

C’è divieto di fotografare. Qualche foto mi scappa, non mi trattengo.

Si possono visitare anche le celle usate dai monaci nei secoli passati, chiamate anche villette, visto che trascorrevano gran parte del tempo in solitudine, quindi erano dotate di stanza da letto, dispensa, uno studio per svolgere il lavoro di amanuensi ed un piccolo giardino.

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Se ci si trova nei pressi di Pavia e dintorni vale la pena spendere un paio d’ore nella visita di questo bel complesso, considerato tra i monumenti tardo gotici più importanti d’Italia.

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