L’oratorio di Carrosio, dedicato alla SS. Trinità e sede della Confraternita omonima, è incluso nella Diocesi di Genova. Le prime testimonianze relative all’istituzione risalgono al 29 novembre 1645, allorché l’assemblea straordinaria deliberò i ” Capitoli” della Congregazione, formalizzati dal notaio gaviese Giulio Montagna e sottoscritti dal Priore Giovanni Antonio Merello, dal vice Priore Oberto Pantaleo Odino e da cinquantotto confratelli.

Saltellando a piè pari la storia più remota, va detto che la struttura dell’Oratorio affianca la chiesa parrocchiale sul quadrante meridionale del sagrato. L’edificio, eretto nei primi decenni del XVII secolo ad opera di maestranze locali, presenta un apparato murario assai semplice, con il tetto a doppia falda coronato dal timpano e il frontale diviso in tre comparti da lesene di limitato oggetto tra le quali si aprono due monofore verticali. Al di sopra del portale, un affresco realizzato da Luigi Gainotti nel 1910 raffigura la SS.Trinità.

Il lavoro restaurato risulta pressoché illeggibile sulla grafia originaria.

L’interno, ad unica navata con volta a botte, ripete i canoni di un essenziale barocco del contado genovese. Gli ornamenti pittorici sono stati eseguiti nel primo decennio del XX secolo. Luigi Gainotti ha affrescato sulla volta la “Presentazione di Gesù al Tempio” e le figure di Santo Stefano e Santa Lucia sul frontale dell’abside, mentre le restanti decorazioni sono opera di Achille De Lorenzi. Le vetrate policrome vennero eseguite dall’artigiano lombardo Luigi Costa sul nel 1936.

Nell’oratorio si conservano alcuni oggetti di culto che presentano qualche pregio d’arte. Sul lato destro della parete di fondo dell’unica navata è collocato il primitivo confalone dipinto da un diligente anonimo manierista neoclassico: sul recto è raffigurante la SS.Trinità, sul verso l’immagine dell’Assunta. Il nuovo confalone, in tessuto ricamato e operato a fili d’oro e d’argento, risale alla fine del XIX secolo, ed è anch’esso ornato dall’immagine della SS.Trinità.

Lungo le pareti sono posti due crocifissi processionali, di manifattura genovese, assegnabili alla prima metà dell’Ottocento, e alcuni lampioni di legno dorato, ugualmente ottocenteschi. Sempre sulle pareti laterali, al sommo della navata, si aprono due nicchie in cui si conservano le statue di gesso colorato di San Cipriano da Cartagine e San Francesco da Paola, realizzate nel primo decennio del 1900. Alla stessa epoca e alla stessa manifattura è riferibile il gruppo processionale della SS.Trinità, collocato sul lato sinistro del Presbiterio.

L’altare in muratura non presenta caratteristiche significanti, mentre dignitosi contenuti d’arte testimoniano le mazze processionali (due in argento, due dipinte su entrambi i lati) e, soprattutto, la tela che raffigura il martirio di Santo Stefano, posta al di sopra dello scanno centrale del Coro. Opera che malgrado le precarie condizioni di conservazione, adombra riferimenti non banali alla grande pittura genovese del primo Seicento, e risulta plausibilmente riferibile alla bottega di Domenico Fiasella.

Infine nella Sacrestia, sono conservati alcuni tabarini settecenteschi in velluto damascato, tuttora utilizzati in occasione delle festività solenni, e copia della bolla papale di Innocenzo X(“LITTERAE AGGREGATIONUM INDULGENTIARUM ET PRIVILEGIORUM”), recentemente restaurata, che sancisce il riconoscimento ufficiale da parte del Vaticano della Confraternita di Carrosio.

In aggiunta a quanto riportato sopra – che è estratto dal sito https://digilander.libero.it/confraternitegenova/carrosio.html – vi invito a visionare le foto della mostra “PRESEPI NEI BORGHI” sulla pagina facebook

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