L’iniziativa ricalca il noto caffè sospeso ed è molto semplice da mettere in pratica: ogni volta che ci rechiamo al supermercato, possiamo acquistare alcuni beni di prima necessità da lasciare a chi ha bisogno, specificando al cassiere o al titolare del punto vendita che si tratta di una spesa sospesa. Questo gesto simbolico è stato “trasferito” all’interno del settore alimentare, ispirando la realizzazione di progetti di spesa sospesa in varie zone d’Italia. “La Spesa Sospesa” desidera, infatti, promuovere la dignità delle famiglie che vivono momenti di difficoltà, cercando di sostenerle nei beni di prima necessità e intervenendo attivamente sulle problematiche legate all’educazione alimentare e sui fattori occupazionali. I “donatori sospesi” sono coloro che sostengono questa iniziativa e funzionerà solo se ognuno ci mette del proprio: la circolarità e l’autosostentamento sta proprio nel diventare “donatori sospesi” capaci di condividere e sostenere.

Si tratta di un piccolo gesto di solidarietà che tutti noi possiamo attuare e che potrebbe aiutare subito, in modo concreto, chi non sa cosa portare a tavola.

Nell’alessandrino  i produttori e gli allevatori della rete Campagna Amica chiedono aiuto. Si riempie un sacchetto o si lascia un’offerta.

Loro stessi contribuiscono, ogni giorno, ad aiutare gli indigenti regalando parte di ciò che rimane sui banchi del mercato coperto di via dei Guasco, ad Alessandria, a padre Roberto, il responsabile della mensa dei frati cappuccini di San Francesco, dove in queste settimane la fila si è allungata.

Nasce la «spesa sospesa». I frati preparano pasti take away per i poveri. Chissà quanti altri esempi.

Sarebbe bello che i Comuni e le associazioni incentivassero questa iniziativa, affinché chi può lasci, chi non ha a sufficienza possa prendere.

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