Sabato scorso sono andato a Volpedo e, presso il mercato del sabato, ho incontrato Claudio Gnoli, Amministratore Comunale, con l’intento di farmi raccontare qualcosa su Volpedo, ho iniziato a chiedergli della Spiga Verde.

La Spiga Verde è un riconoscimento che viene assegnato, in Piemonte sono una decina circa i Comuni, quindi non un numero elevato ed è l’equivalente della Bandiera Blu per le località marine, mentre a differenza questo riconoscimento è legato all’agricoltura, ma sostenibile; noi dal 2019 abbiamo partecipato a questa iniziativa e tutti e tre gli anni – 2019, 2020 e 2021 – abbiamo ottenuto questo riconoscimento, sia perché Volpedo è un paese storicamente agricolo per le pesche ed altri prodotti, sia perché ci sono aziende biologiche e un mercato biologico. Quindi un aspetto molto legato alla sostenibilità.

Quindi, di fatto per il Comune cosa vuol dire?

In parole povere un messaggio verso chi viene qui e trova non soltanto un prodotto che può essere la pesca o altro, ma trova un territorio, un ambiente in armonia. Ci sforziamo come Comune di proseguire su questa strada.

Volpedo, così come altri paesi della zona, è a vocazione agricola, famoso per le pesche e anche per le fragole, però chiaramente il mondo sta cambiando. Ci sono meno persone che si occupano di agricoltura rispetto al passato, ma con una distribuzione su circuiti più grandi. L’economia di questi paesi ha bisogno di nuovi orizzonti, che per noi sono di tipo culturale-turistico. Noi abbiamo la fortuna di avere questo pittore che ha pensato di firmarsi “da Volpedo” che non è il suo cognome, lui si chiamava Giuseppe Pellizza. Forse lui stesso cento anni fa ha fatto un pensiero di questo tipo, cioè al territorio, voleva essere riconosciuto con questa identità. E ci ha fatto un grosso favore perché chi sente il nome Volpedo, magari non sa dov’è però sa che c’è stato un pittore famoso. Quindi, grazie all’Associazione Pellizza che fa un grande lavoro coi suoi volontari dal punto di vista culturale, rendendo fruibile lo studio che si può visitare, il museo didattico, i pannelli lungo il paese. Più un generale la nostra vocazione è di un certo tipo di turismo locale, lento, che già Giancarlo Caldone aveva intuito con la sistemazione della pavimentazione in porfido nelle vie del centro storico, i lampioni per adeguare l’illuminazione pubblica. E’ un modo di sistemare il paese pensando non soltanto a chi ci abita, ma anche a chi ci arriva da fuori. L’attuale Amministrazione Comunale comprende le stesse persone che lavoravano con Caldone, tranne il Sindaco, che è oggi Elisa Giardini, sempre stata al suo fianco; noi continuiamo sulla stessa idea.

I rapporti con Tortona quali sono?

Noi speriamo che vengano qui molti tortonesi. Tortona è centro-zona. Tortona rappresenta la città, qui ci identifichiamo con la Valle. Poco tempo fa un amministratore tortonese mi ha detto: “Per noi Volpedo è il limite del nostro territorio, oltre è la Valle”. In effetti Volpedo è sempre stato un po’ la porta della Val Curone. Qui, dove c’è il ponte, in epoche passate c’era un guado. Chi arrivava dalla Lombardia, volendo andare verso la Val Curone è sempre stato Volpedo un passaggio obbligato. In effetti siamo sulla direttrice Milano-Genova.

Il nostro Comune punta a valorizzare i percorsi di lungo chilometraggio che stanno diventando sempre più richiesti, il più famoso è la Via Francigena, in questa zona si sta sviluppando il Cammino di San Michele, che va dal Moncenisio al Gargano ed attraversa tutta la Val Curone; anche altri percorsi come il Cammino di Sant’Agostino e la Via Postumia o la Via del Sale stessa che porta verso l’Appennino, dove abbiamo una importante cultura tradizionale di musica, canti e danze, note come “Le Quattro Provincie”. Noi ci troviamo spesso in un incrocio, nelle cartine di questi percorsi, Volpedo e Tortona sono un crocevia. Il fatto che adesso l’Interporto sia a Rivalta Scrivia, guarda caso all’epoca dei romani ho scoperto che l’Abbazia di Rivalta non esisteva, ma il sito era l’incrocio di tre strade romane: la via Fulvia era vicina, mentre le altre due erano la Via Postumia e la Via Emilia Scauri.

la sede del Mercato Biologico

Il Comune si impegna oltre che sui percorsi, anche sull’escursionismo legato a Pellizza coi sentieri Pellizziani. E qui speriamo presto di migliorare, grazie ad un bando a cui abbiamo partecipato. In più c’è il Mercato Biologico che esiste da sette anni per iniziativa di persone legate a Volpedo, che sono rimaste nell’agricoltura. Si svolge nello spazio storico che è quello del mercato coperto, da qualcuno chiamato “antico mercato coperto”. Il Mercato Biologico, naturalmente non è antico. Lo spazio occupato risale agli anni ’30 dove era stato costruito proprio per le pesche e le fragole. Da un po’ di anni era inutilizzato e il sindaco Caldone aveva dato in uso all’Associazione “La Strada del Sale”, fatta di piccoli produttori biologici, che gestisce il mercato. I produttori che ne fanno parte sono una quindicina, spesso abbiamo la partecipazione di artigiani che vengono saltuariamente per motivi di smercio differente. Il mercato è annuale, sospendiamo soltanto dopo Natale, la settimana di Capodanno. “La Strada del Sale” come associazione esiste da almeno 35 anni, era già composta di aziende biologiche della Val Curone e anche della Valle Staffora; in modo pionieristico avevano iniziato l’agricoltura biologica, perché anni fa era vista come una cosa strana, che non avrebbe portato alcuna resa economica.

Qui c’è l’Azienda Lenti, con la frutta e la verdura, da più di trent’anni produce da agricoltura biologica a Volpedo; c’è l’Azienda Terre del Barè, che in realtà è suo papà, Maurizio Lugano, loro fanno vino è un po’ di frutta; Annalisa Lugano, ha creato un’altra azienda che si chiama Campo Bio e che coltiva verdura; altra azienda storica è Oranami, la titolare è la figlia di uno dei fondatori della “Strada del Sale”, Maurizio Tambornini. Qui si trovano avvicendamenti generazionali. C’è poi l’Azienda di Paola e Alberto Finetti che sono due milanesi che hanno scelto di venire a vivere sulla collina di Volpedo. Producono carne di pollo e di maiale senese. C’è poi Lino Verardo di San Ponzo, che è un’istituzione. Ha una cascina con oche e mucche di razza varzese. Il mercato si fa ogni sabato. L’ultimo di ogni mese si fa il pranzo con i prodotti del mercato, tutto cucinato qui. Chiunque può venire. Con il Covid abbiamo avuto un’interruzione di questi pranzi, ma da circa due mesi abbiamo ripreso. Quando si riesce si cuoce la pizza col forno mobile acquistato con un crowdfunding anche dei clienti, sono stati i primi ad aver avuto la pizza in omaggio. Abbiamo, tra l’altro qui l’Azienda Cascina Motta di Sale che produce birra biologica. Quando non c’è il pranzo, c’è comunque un aperitivo condividere.

Chiunque, del tortonese o del novese, voglia fare un giro il sabato mattina, noi siamo aperti dalle ore 8,30 alle ore 13 circa.

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