Un tempo questa era la settimana delle «Rogazioni»

Qualcuno non più giovanissimo ricorderà la benedizione in occasione delle rogazioni. L’antico rito religioso che si celebra quaranta giorni dopo la Pasqua, prima dell’Ascensione.
Ai giorni nostri è una tradizione oramai dimenticata. Il movimento ascendente e discendente che anima ogni benedizione, investe anche le suppliche collettive denominate «Rogazioni», che espressero la fede della Chiesa e le attese dell’umanità in particolari congiunture storiche.

In tale spirito l’antica prassi viene rinnovata e valorizzata sia nel quadro dell’anno liturgico sia nelle varie situazioni ecclesiali: 1) nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiano; 2) in uno o più giorni prima dell’Ascensione o in un altro giorno adatto; 3) in occasione delle esposizioni solenni anuali dell’Eucaristia; 4) in occasione della giornata nazionale del ringraziamento; 5) in occasione dei pellegrinaggi ai santuari.

Per i giorni prima dell’Ascensione queste celebrazioni si possono svolgere in forma di triduo – mercoledì, giovedì e venerdì – appartenendo il sabato pomeriggio già al giorno festivo. Esse prevedono la benedizione alla città o al paese, alla campagna, alle acque (al mare o al lago o al fiume o a una sorgente o a una fonte). E’ opportuno che almeno una celebrazione si svolga con la processione verso il luogo stabilito o almeno fino al sagrato della chiesa. “A fulgure et tempestate, A peste, fame et bello” recita il celebrante. “Libera nos Domine”, rispondono i fedeli. Il rituale si ripete in punti prestabiliti. La processione si ferma. Il sacerdote ripete la formula, prega e benedice i quattro punti cardinali.

Proprio oggi su Facebook, scrive Piero Massiglia, carbonarese e Capo Delegazione FAI di Tortona, un ricordo personale.

Un tempo tra oggi, lunedì e mercoledì cadeva il periodo delle Rogazioni che precedevano la giornata di festa dell’Ascensione che cade di giovedì.
Ho dei vaghi ricordi di quando da bambino ci si alzava di buon mattino, verso le cinque o le sei, si partiva in processione dalla chiesa Parrocchiale di San Martino e, lasciato l’abitato del paese, si faceva un lungo percorso per strade, sentieri e campi, percorso che si ripeteva identico ogni anno. Si faceva in modo che tutto il territorio della parrocchia potesse essere, almeno a distanza, benedetto. Si partiva, come detto, sempre dalla chiesa parrocchiale verso una meta significativa, una cappella o l’incrocio di strade ove il corteo si fermava.
In testa alla processione c’era la croce portata da uno della Confraternita e noi chierichetti, con tanto di cotta, cercavamo di sostituirlo, era un onore poter portare anche per qualche decina di metri la Croce.
Il Prete, Don Goggi, intonava le litanie delle Rogazioni ed il coro di paesani rispondeva a tono con partecipata devozione. Il percorso era studiato in modo che tutto il territorio dei terreni del paese potesse, sia pure a distanza, essere visto.
Quando si arrivava nei punti prestabiliti, sempre fissi negli anni, la processione si fermava. Allora Don Goggi alzava la Croce e rivolgendosi ai quattro “ “venti” benediceva pregando in latino e tutti gli altri inginocchiati a terra rispondevano, mentre lo sguardo d’ognuno andava verso il proprio campo. E così, ad ogni fermata, si andava avanti per alcuni minuti in questo fraseggiare latino che pare tutti capissero benissimo. Il rito finiva sempre con l’aspersione dell’acquasanta verso i quattro punti cardinali mente tutti si segnavano con un segno di croce e, muovendo quel minimo le labbra, ringraziavano e rivolgevano chissà quale preghiera al Signore.
Poi si rientrava e tutti andavano a compiere il proprio “ dovere” gli uomini nei campi, le donne a casa e noi ragazzi a scuola.
Ho vaghi ricordi, comunque credo che il rito delle Rogazioni, molto sentito e partecipato, legato al mondo contadino avesse un qualcosa di sacrale, di magico, qualcosa di propiziatorio per la buona riuscita delle seminagioni e per attirare la benedizione divina sui lavori dei campi.

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